Oggi la Siria entra nel suo ottavo anno di guerra: lo speciale video “No comment” di Euronews

Oggi, 16 marzo 2018, la Siria entra nel suo ottavo anno di guerra. Da allora ho preso l’aereo più volte per andare sul posto, per cercare di raccontare quel conflitto e il dramma vissuto da quelle popolazioni, oppresse dalla dittatura prima, dallo Stato Islamico poi e infine scacco degli interessi incrociati delle potenze mondiali e regionali.

Il miglior modo per ripercorrere quanto avvenuto in questi 7 lunghi anni, l’ha però trovato la tv Euronews, con il suo speciale “No comment” sulla crisi siriana. Il video, ovviamente come dice il titolo del programma senza commento, dura appena 6 minuti e 48 secondi (poco meno di un minuto, per ogni anno di guerra). Ma è una buona fotografia, utile a rievocarne l’evoluzione e le varie fasi di quel conflitto, persino a chi l’ha seguito fin dall’inizio.

In quei viaggi, pericolosi e spesso con mezzi di fortuna, nel cuore e nel dramma della guerra (dalla Siria all’Afghanistan, passando per l’Iraq), ho avuto la fortuna di incontrare tante belle ma disperate, se non rassegnate, persone. In questo triste giorno, che segna una sconfitta per l’intera comunità internazionale, il mio pensiero va a loro, con la promessa che non mi dimenticherò mai di quanto mi hanno fatto vedere, vivere o raccontato, nella speranza che tutto questo finirà, inshallah, come mi sono sempre sentito dire con una rassegnazione, che celava però sempre una speranza in un futuro migliore.

Euronews, presenta il suo speciale “No comment” sui 7 anni di guerra in Siria, così:

Oltre mezzo milione di morti, mentre la guerra in Siria entra nel suo ottavo anno.

Giovedì, la sanguinosa guerra in Siria è arrivata al suo ottavo anno, con migliaia di civili in fuga da attacchi mortali e territori assediati, mentre i profughi nei campi oltreconfine sono sempre più poveri.

Negli ultimi sette anni, il conflitto siriano ha ucciso centinaia di migliaia di persone, causato la fuga dalle loro case di milioni di persone, modificato gli equilibri di potere nella regione e trascinato sul campo di battaglia nazioni straniere la cui rivalità hanno stravolto le alleanze esistenti.

Un conflitto nato nel 2011 dalle proteste della popolazione contro il presidente Bashar al-Assad, che si è trasformato in una violenta insurrezione e in una guerra civile, in seguito alla repressione governativa.

Euronews è il canale all-news paneuropeo che guardo da quand’ero ragazzino. Fondato nel 1992 a Lione per iniziativa dell’Unione europea di radiodiffusione da un gruppo di 11 emittenti pubbliche europee. Tra queste, anche la nostra Rai che con circa il 22%, ne è il secondo azionista dopo la tv di Stato francese. Peccato che il nostro servizio pubblico radiotelevisivo finanzi da allora Euronews, ogni anno, senza però farla vedere agli italiani sul digitale terrestre (serve la parabola o internet).

Euronews, il cui team è composto da oltre 500 giornalisti di 30 nazionalità diverse, trasmette simultaneamente in 13 lingue (arabo, francese, greco, inglese, italiano, polacco, persiano, portoghese, russo, spagnolo, tedesco, turco e ungherese), al motto “all views”. Sarà questo il motivo, alla base di tale “censura” pagata con i nostri soldi del canone?

 

Alessandro De Pascale

Sono un giornalista d’inchiesta, un filmaker e un reporter di guerra. Nel 1980 sono nato a Torino, cresciuto durante l’adolescenza in Campania, terra d’origine dei miei genitori, per poi trasferirmi a Roma ai tempi dell’università. Ho iniziato a scrivere giovanissimo ma è stata la frase di un collega, a cui devo molto, a indicarmi la rotta, che ho fatto mia in questa professione: «Se non fai incazzare almeno 2-3 persone non hai fatto bene il tuo lavoro». Ecco, questo per me è il giornalismo, la sua vera essenza, un mestiere del quale vado fiero quando sono all'estero, ma sul quale a volte tergiverso lungo la Penisola. Questa professione l’ho scelta, per passione e perché credo che la consapevolezza di ciò che ci circonda, sia l’unico modo per non dare spazio a falsi alibi e per meglio districarsi nella complessità sociale che caratterizza il tempo in cui viviamo. Sarà per questo che amo, e nel mio piccolo cerco di fare, giornalismo d’inchiesta, approfondimento, reportage e racconto dei conflitti, armati o sociali che siano, tenendo sempre al centro le persone e la realtà che sono chiamati ad affrontare, a cui viene troppo spesso dato poco spazio, o poca voce. Seguo inoltre da tempo il problema delle mafie, dei diritti, soprattutto individuali, e le tematiche ambientali, convinto che quella per la sostenibilità sia la più importate sfida che ognuno di noi è chiamato ad affrontare, poiché in ballo c’è la stessa sopravvivenza del genere umano. In questi anni ho lavorato per numerose testate nazionali, come "Left", "Il manifesto", "Vice, "La Voce delle Voci", "Il Punto", "Terra", "La nuova ecologia", che ci tengo a ringraziare per la fiducia e la libertà accordatemi. L’ultima e attuale avventura è su "Il Venerdì di Repubblica". Nel frattempo ho pubblicato quattro saggi d’inchiesta, "Telecamorra: guerra tra clan per il controllo dell'etere" (Lantana 2012), "Il caso Parolisi. Sesso, droga e Afghanistan" (co-autore Antonio Parisi, Imprimatur 2013), "La compravendita" dei parlamentari (Castelvecchi 2014), "Guerra & Droga" (Castelvecchi 2017). Sempre nel 2017 è infine uscito il mio primo documentario, "The Burning Issue. When the bioenergy goes bad" (Gb 2017, prodotto da Birdlife Europe, The David and Lucile Packard Foundation e Transport & Environment), sui danni all’ecosistema provocati in Europa dall’uso incontrollato e sovvenzionato dall’Ue di alcune bioenergie, prodotto destinato al mercato televisivo europeo, attualmente in giro per il mondo in numerosi festival.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *